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L’arte nel digitale

L’arte nel digitale

Seconda parte dell’ articolo legata alla concezione della fotografia nell’ 800 e oggi.

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Nel corso del novecento l’ arte della fotografia è diventata sempre più ricercata, aziende specializzate nella costruzione di obbiettivi e corpi macchina come Nikon o Canon, fotografi professionisti che utilizzavano la fotografia sia per reportage sia come strumento d’ arte.

La tecnica che stava dietro ad una singola foto era complicata, ricercata e non alla portata di tutti.

Il digitale negli ultimi anni ha ribaltato tutto questo.

Chiunque con poche centinaia di euro può comprare apparecchi che non hanno nulla da invidiare ad apparecchi analogici costosi.

Il mercato si è allargato portando con se effetti positivi ma anche negativi.

La domanda quindi sorge spontanea.

L’ apertura del mercato e l’ utilizzo di fotocamere professionali da parte di amatori che si spacciano da professionisti screditano il valore artistico della fotografia?

L’ arte nel digitale

La risposta anche in questo caso non è banale.

La rivoluzione digitale non è legata solo alla fotografia ma si estende a tutte le arti dalla Musica al Cinema.

L’ utilizzo di programmi open source, apparecchi economicamente disponibili alla grande massa ha permesso la creazione di contenuti multimediali numericamente impressionanti.

Ogni minuto viene caricato su youtube 300 ore di video.

La cosa positiva è che finalmente l’ arte è a disposizione di tutti.

Ma la sovrapproduzione di contenuti diminuisce ovviamente il valore del singolo.

Lavorativamente parlando nasce l ‘idea crowdsourcing che non è altro la conseguenza del mercato allargato, non affidarsi più al lavoro di professionisti del settore ma imbandire concorsi ai quali a tutti è possibile partecipare e solo ai progetti vincenti assegnare premi in denaro.

Muore così l’ idea di professionalità, negli ultimi anni stiamo assistendo al fenomeno del “Talent” format non solo televisivo ma anche lavorativo in quanto il lavoro non è retribuito in base alla sua qualità intrinseca ma solo se esce vincente dal concorso indetto.

In parole povere lavoro a gratis, le aziende ovviamente vedono questo fenomeno in maniera positiva in quanto con poche migliaia di euro disporranno centinaia di contenuti ma la verità è che senza un vero studio da parte di un professionista, senza una vera analisi del cliente e senza interazione umana il lavoro non sarà mai eccelso.

Quindi in definitiva la massificazione artistica porta all’annullamento dell’ arte?

No, poiché l’ artista non è colui che possiede gli strumenti necessari per farla ma colui che attraverso essi riesce a esprimere sé stesso.

Ovviamente sarà più difficile “uscire” dal calderone multimediale ma il tempo renderà merito alla professionalità.

L’ arte nel digitale

 

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